In un impianto di riscaldamento o di climatizzazione, il fatto che il circuito sia chiuso non significa che sia completamente protetto dalla corrosione.
Anzi, uno dei problemi che possono comparire nel tempo è l’accumulo di prodotti di corrosione all’interno di tubazioni, radiatori, scambiatori, pompe e altri componenti. Il risultato può essere una perdita progressiva di prestazioni idrauliche e termiche e, se il problema avanza, guasti o interventi di manutenzione più complessi.
La corrosione in questi sistemi di solito non compare da un giorno all’altro. È un processo che può essere legato all’ingresso di ossigeno, alla qualità dell’acqua, al pH, alla conducibilità, ai materiali utilizzati o alle condizioni di funzionamento dell’impianto. Per questo, prevenirla richiede qualcosa di più che aggiungere un prodotto al circuito: prima bisogna capire perché si sta verificando.
Perché si verifica corrosione in un circuito chiuso?
La corrosione è un processo elettrochimico in cui intervengono i metalli del sistema, l’acqua e diverse condizioni chimiche.
Uno dei fattori più importanti è l’ossigeno disciolto. Anche se un impianto è progettato come circuito chiuso, l’ossigeno può entrare durante il riempimento, i rabbocchi d’acqua, determinati problemi di pressione o attraverso materiali ed elementi che consentono una certa diffusione. Può entrare aria anche in presenza di problemi di tenuta o se il sistema lavora in determinate condizioni di pressione.
Per questo, quando un impianto presenta problemi ricorrenti di corrosione, non basta trattarne le conseguenze. Conviene anche indagare perché stia entrando ossigeno o perché la qualità dell’acqua non sia sotto controllo.
Un altro fattore importante è la composizione stessa dell’acqua. Il pH, la conducibilità e la presenza di determinati ioni possono influire sulla velocità e sul tipo di corrosione. Anche la temperatura, il regime di circolazione e la combinazione di metalli diversi possono modificare il comportamento del circuito.
Che cosa succede quando la corrosione avanza?
I prodotti di corrosione non scompaiono. Possono rimanere in sospensione nell’acqua o depositarsi in determinate zone del circuito.
Nei sistemi con componenti in ferro o acciaio può comparire la magnetite, un ossido di ferro di colore nero che fa parte dei fanghi che possono accumularsi negli impianti idraulici. Questi depositi possono concentrarsi soprattutto nelle zone in cui la circolazione ne favorisce la sedimentazione.
Ed ecco uno dei problemi più comuni per il tecnico di manutenzione: un impianto può continuare a funzionare apparentemente in modo normale mentre al suo interno si accumulano sporcizia e prodotti di corrosione.
Con il tempo, questi depositi possono:
- ridurre il passaggio dell’acqua;
- sporcare filtri e separatori;
- danneggiare pompe e valvole;
- ostacolare lo scambio termico;
- generare ostruzioni;
- aumentare le esigenze di manutenzione;
- contribuire a una perdita di rendimento del sistema.
Uno studio sperimentale pubblicato nel 2026 sui circuiti idraulici chiusi ha rilevato che lo sporcamento causato dai prodotti di corrosione poteva aumentare considerevolmente il consumo energetico di pompaggio e che la filtrazione meccanica poteva recuperare parte di tali perdite. Si tratta di un risultato sperimentale specifico, che non deve quindi essere esteso automaticamente a qualsiasi impianto, ma mostra che il problema della corrosione non è solo chimico: può avere anche conseguenze idrauliche ed energetiche.
I segnali che dovrebbero richiamare l’attenzione durante la manutenzione
Non esiste un unico sintomo che permetta di diagnosticare la corrosione in un impianto. Tuttavia, ci sono alcuni indizi che giustificano una verifica più approfondita.
Ad esempio, trovare acqua molto scura o con particelle, una quantità elevata di sporcizia nei filtri, presenza di fanghi o problemi ricorrenti di circolazione può indicare un accumulo di prodotti di corrosione.
Conviene inoltre prestare attenzione quando un impianto comincia a presentare problemi di rendimento senza una causa evidente, soprattutto se vi sono componenti che risultano ripetutamente ostruiti o se il circuito richiede interventi frequenti.
L’ispezione dell’acqua e la conoscenza dei materiali che compongono il circuito aiutano a capire cosa sta accadendo. Tra i parametri utilizzabili per valutare lo stato dell’acqua si trovano il pH, la conducibilità e altri indicatori legati alla chimica del circuito.
Come prevenire la corrosione?
La prevenzione deve iniziare prima che compaiano grandi quantità di fanghi o depositi.
1. Controllare l’ingresso di ossigeno
È uno dei punti fondamentali. Un impianto correttamente chiuso e con una pressione adeguata riduce le possibilità di ingresso di aria. È importante anche verificare eventuali perdite ed evitare rabbocchi d’acqua non necessari.
Se un circuito perde costantemente pressione e deve essere rabboccato, il problema non andrebbe risolto soltanto aggiungendo acqua ogni tanto. Occorre cercare l’origine di tale perdita.
2. Controllare la qualità dell’acqua
L’acqua di un circuito chiuso non dovrebbe essere considerata semplicemente un mezzo per trasportare calore. La sua composizione ha un’influenza diretta sui materiali e sulla stabilità del sistema.
Per questo, a seconda dell’impianto, è necessario controllare parametri come pH, conducibilità, durezza e altri indicatori rilevanti per stabilire se l’acqua sia adeguata.
Le raccomandazioni specifiche dipendono dalla progettazione, dai materiali e dal costruttore dell’apparecchiatura. Norme e guide tecniche come BS EN 14868 e VDI 2035 sono utilizzate come riferimenti per affrontare la protezione dalla corrosione e la qualità dell’acqua in diversi tipi di impianti.
3. Pulire il circuito quando vi è accumulo
La prevenzione non sostituisce la pulizia quando l’impianto presenta già un accumulo importante di fanghi, magnetite o altri depositi.
In questi casi può essere necessario eseguire una pulizia idraulica mediante flushing o rimozione dei fanghi, combinata, quando opportuno, con un adeguato trattamento chimico.
CH Química dispone di soluzioni KAMCO destinate proprio alla pulizia e al recupero idraulico dei sistemi chiusi di riscaldamento e climatizzazione. Le sue apparecchiature consentono di mobilitare ed estrarre depositi di magnetite, ossidi, fanghi e incrostazioni accumulati in radiatori, scambiatori, caldaie e impianti a pavimento radiante.
La scelta della procedura dipenderà dallo stato del circuito. Eseguire una pulizia preventiva non è la stessa cosa che recuperare un impianto con un importante accumulo di depositi.
4. Proteggere il circuito dopo la pulizia
Pulire un circuito e riempirlo di nuovo non dovrebbe necessariamente essere la fine del processo.
Una volta recuperato il sistema, occorre valutare come mantenere sotto controllo le condizioni che favoriscono la corrosione. A tal fine esistono trattamenti specifici con inibitori di corrosione e incrostazioni.
Nella gamma Aqua Line, CH Química dispone di soluzioni come AQ PROTECT, formulato per sistemi di riscaldamento e circuiti chiusi dell’acqua, e AQ PROTECT BIOKIL, che incorpora inoltre una funzione biocida. La gamma include anche AQ NEUTRAL per la regolazione del pH dopo determinati processi di pulizia.
Il trattamento adeguato deve essere stabilito in base alle caratteristiche di ciascun circuito e seguendo le relative indicazioni tecniche. Non esiste un’unica formulazione valida per tutti gli impianti.
Corrosione e manutenzione: intervenire prima che il problema diventi visibile
Una delle principali sfide della corrosione nei circuiti chiusi è proprio il fatto che parte del problema si sviluppa all’interno dell’impianto.
Quando il tecnico individua un filtro saturo di particelle, uno scambiatore con depositi o una perdita di portata, la corrosione può essere in corso già da tempo.
Per questo, un buon programma di manutenzione non dovrebbe limitarsi a riparare il componente quando si guasta. Dovrebbe anche considerare lo stato dell’acqua, la pressione del circuito, la presenza di fanghi e sedimenti, le condizioni di funzionamento e lo storico degli interventi.
La strategia più efficace combina diverse misure: evitare l’ingresso non necessario di ossigeno, controllare la qualità dell’acqua, pulire quando vi è accumulo e mantenere un’adeguata protezione del circuito.
In questo modo, la corrosione smette di essere soltanto un problema che compare quando qualcosa si guasta e diventa parte della gestione preventiva dell’impianto.
Un impianto protetto parte dalla conoscenza dello stato del circuito
Non tutti i problemi di un circuito chiuso hanno la stessa origine né richiedono lo stesso trattamento. Possono esserci corrosione, incrostazioni, magnetite, contaminazione biologica o una combinazione di più fattori.
Per questo, prima di scegliere un trattamento, è fondamentale diagnosticare cosa sta accadendo e conoscere le caratteristiche dell’impianto.
Per il professionista, questo approccio permette di passare da un intervento correttivo, pulire quando il sistema presenta già problemi, a una strategia di manutenzione basata sul controllo dell’acqua e dello stato del circuito.
Ed è qui che il trattamento chimico, la pulizia idraulica e il controllo periodico smettono di essere interventi indipendenti per diventare parti di una stessa strategia di manutenzione.
